Dal falso allarme al panico: la caotica serata all’Aeroporto Kennedy Dal falso allarme al panico: la caotica serata all’Aeroporto Kennedy Dal falso allarme al panico: la caotica serata all’Aeroporto Kennedy The New York Times 15 agosto 2016

Dal falso allarme al panico: la caotica serata all’Aeroporto Kennedy

The New York Times 15 agosto 2016

Le autorità stanno cercando di capire come un rapporto su una sparatoria fuori dal checkpoint del terminal 8 abbia portato al trambusto all’Aeroporto Internazionale Kennedy la scorsa domenica sera.

Jennifer Rosen doveva partire dall’Aeroporto Internazionale Kennedy alle 20.55 per San Francisco e invece si ritrovò bloccata al gate C62 del terminal 2. Era il solito supplizio dei voli estivi, o così sembrava.

A breve distanza, in un altro terminal, qualcosa di più imprevedibile rispetto al tempo atmosferico aveva cominciato a diffondersi all’aeroporto di New York:

Panico.

Si diffuse velocemente e senza preavviso.

Entro la fine della serata la Signora Rosen, 32 anni, si era sdraiata sotto un tavolo per cercare riparo, aveva seguito una folla di persone che scappava attraverso una porta allarmata verso il tarmac, aveva freneticamente chiamato la sorella per scoprire che cosa stava accadendo e dirle che era viva e infine si era buttata in una folle corsa dal terminal per raggiungere folle di passeggeri che pensavano di vivere un episodio di terrore.

Alla fine si è rivelato un falso allarme.

Mentre le autorità stavano ancora cercando di raccogliere informazioni riguardo a come la notizia di una sparatoria alle 21.34 fuori dal checkpoint del terminal 8 avesse potuto portare quello scompiglio in uno degli aeroporti più trafficati della nazione, i racconti dei passeggeri in interviste e social media offrirono una lezione sull’anatomia della paura.  

Fu una serata di confusione e di paura, come riportato nei titoli delle testate giornalistiche, acuita dai rapporti sui recenti attacchi negli aeroporti di Bruxelles e Istanbul. In assenza di informazioni e istruzioni ufficiali, i resoconti non confermati da parte dei social media accesero l’isteria.

I funzionari hanno detto che non c’è evidenza che ciò che è successo all’Aeroporto Kennedy sia stato il risultato di uno scherzo. E’ stato piuttosto il risultato dei tempi.

“In questo momento le investigazioni si stanno concentrando su ciò che ha scatenato l’incidente,” ha detto Joe Pentangelo, un portavoce dell’Autorità Portuale di New York e del New Jersey, che gestisce l’aeroporto.

Joe Haviland era al Terminal 8 a salutare la sua famiglia quando arrivò la prima ondata di panico.

La persone lì intorno si erano raggruppate per vedere le Olimpiadi, quando Usain Bolt della Giamaica scommise per una terza medaglia d’oro nei 100 metri.

“Abbiamo sentito grandi festeggiamenti,” disse il Sig. Haviland a Fox News poco dopo l’evacuazione.

Descrisse di aver sentito qualcosa come un grande botto, seguito dalla visione di una massa di gente che correva nella sua direzione. 

Funzionari dell’Autorità Portuale hanno detto che i terminal 8 e 1, qui sopra, sono stati gli unici ad essere evacuati domenica sera, ma che il panico si è diffuso velocemente al resto dell’aeroporto Kennedy.

 

“Quando vedi 80 persone che arrivano correndo da dietro l’angolo,” ha detto, “e rompono una porta per uscire, pensi ‘Oh mio Dio, che cosa sta succedendo? ’”

Disse di aver visto “personale che lavora per le compagnie aeree togliersi la divisa,” e dire, “Non ne vale la pena, me ne vado.”

Nell’arco di pochi minuti, disse, i poliziotti con le armi puntate urlavano, “Mettete in vista le mani!”

Arrivarono anche gli artificieri e l’area fu evacuata.

Ma all’interno del terminal 8, ai gate di partenza, molti passeggeri non avevano alcuna idea che qualcosa stesse andando male.

Judy Rothman Rofé, che aveva fatto visita al figlio a Brooklyn e aspettava un volo della American Airlines per far rientro a Los Angeles, era in attesa al gate 33.

Intorno alle 22.00 un passeggero lì vicino, controllando in internet, le disse che sembrava che il loro volo non fosse in ritardo a causa del tempo.

“C’è una sparatoria in giro,” le disse.

Eppure, mano a mano che le notizie filtravano, le persone intorno sembravano relativamente calme. “Si trattava di routine nella nostra sezione di terminal,” affermò la signora.

Poco dopo le 23.00 “abbiamo sentito gridare.” Non è stato chiaro che cosa abbia scatenato l’ondata di panico, ma improvvisamente le calma è diventata caos.

La signora riferì “Molte urla, pianti, isteria di massa”. Non si trovavano agenti ai gate; i passeggeri si buttavano sotto i banchi e si raggomitolavano sotto le sedie.

Dopo diversi minuti si sentì un annuncio che ordinava ai passeggeri di lasciare i bagagli, mettere le mani sopra la testa e procedere all’evacuazione.

Mentre andava via, riferì la signora, schiere di poliziotti, con le armi estratte, si dirigevano all’interno del terminal.

Nello stesso momento fu evacuato anche il terminal 1, mandando centinaia di persone nella strada fuori dall’aeroporto, incerti di ciò che stava accadendo.

L’Autorità Portuale ha detto che quelli sono stati gli unici terminal evacuati, ma che il panico si è diffuso velocemente al resto dell’aeroporto.

Al terminal 2, dove la Signora Rosen attendeva il suo volo della Delta Air Lines per San Francisco, sembrava tutto normale dopo circa un’ora dalle prime chiamate al 911 circa un possibile uomo armato. E’ stato intorno alle 22.30 che qualcuno gridò, “Colpi d’arma da fuoco!”

“Tutti hanno cominciato ad urlare,” riferì la Signora Rosen. “Mi sono rifugiata sotto un banco come tutti gli altri.

“Poi quel tipo è arrivato correndo,” ha detto. Non era un dipendente aeroportuale o un agente, ma aveva un comunicato urgente. La signora ricorda che aveva urlato: “Stanno arrivando! Andiamo da questa parte!”

Gli evacuati fuori dal terminal 8 domenica sera

 

Non sapendo chi ‘loro’ potessero essere e non volendo scoprirlo, la Signora Rosen e circa una dozzina di altre persone seguirono l’uomo attraverso una porta allarmata in direzione del tarmac, lasciandosi alle spalle le proprie cose.

“Non c’erano avvisi, nulla,” la signora riferì. Tutto ciò che poteva sentire era un allarme che le penetrava le orecchie.  

Aspettò con altre 20 persone sul caldo e umido tarmac. “Chiamai mia sorella come una persona fuori di testa,” disse. “Le dissi sono sul tarmac, le persone stanno dicendo che ci sono spari. Penso di essere al sicuro. Se vedi delle notizie a riguardo, io sto bene.”

La folla consultava Google e i social media quando un uomo, lei pensò fosse un pilota, finalmente disse che potevano rientrare. “Le persone non se la sentivano di rientrare,’” affermò la signora.

Quando l’uomo aprì la porta videro lo stesso caos di quando erano usciti. Un fiume di persone stavano correndo tutte in un’unica direzione, disse. Fuori dal terminal.

Ancora una volta seguì la folla. C’erano masse di persone, disse.

Notò un uomo con la camicia della Transportation Security Administration e gli chiese che cosa stava accadendo. “Lei probabilmente ne ha un’idea migliore rispetto alla mia” fu la sua risposta.

Infine, poco dopo la mezzanotte, il lunedì mattina presto, fu consentito ai dipendenti di rientrare in aeroporto. Fu permesso ai passeggeri di riprendere le loro cose.

Ci sarebbe voluto del tempo per riprendere in pieno le operazioni. E migliaia di passeggeri dovevano ancora capire il passo successivo. Non c’erano treni. Il Van Wyck Expressway che portava all’aeroporto era chiuso. I taxi stavano giusto allora ricominciando qualche corsa.

Alla fine la Signora Rosen salì su un taxi con diversi altri e andò da sua sorella in città.

Mentre si stava preparando per tornare in aeroporto lunedì mattina, fu più critica rispetto alle procedure che dovrebbero essere messe in atto nell’eventualità di una vera emergenza.

“Capisco che situazioni come questa siano caotiche per natura, ma la mancanza di comunicazione e guida si sono mescolate ad un’esperienza già tumultuosa e traumatica,” affermò. “Nel nostro terminal quanto meno dovrebbero aver avuto sufficiente tempo per mettere a punto un piano coordinato. Ma non lo fecero, e ciò causò molto panico non necessario e mal di cuore.”