Il profiling dei passeggeri fermerebbe I terroristi negli aeroporti? Il profiling dei passeggeri fermerebbe I terroristi negli aeroporti? Il profiling dei passeggeri fermerebbe I terroristi negli aeroporti? Daily Mail, 30 marzo 2016

Il profiling dei passeggeri fermerebbe I terroristi negli aeroporti?

Daily Mail, 30 marzo 2016

Il profiling dei passeggeri fermerebbe i terroristi negli aeroporti? Un esperto dice che le controverse tecniche israeliane sono più efficaci rispetto ai ‘troppo prevedibili’ controlli e scansioni.

  • L’esperto di sicurezza aerea Philip Baum è un sostenitore dell’analisi comportamentale
  • Afferma che troppo spesso ci si focalizza nel trovare qualcosa piuttosto che nell’ “intenzione”.
  • Ha detto a MailOnline che i terroristi possono imparare la sicurezza aereoportuale come un copione

Per prevenire un altro 11 settembre la sicurezza aeroportuale dovrebbe focalizzarsi sull’analisi comportamentale e non sul ‘gettare cose nei cestini’.

Il consulente di sicurezza aerea Philip Baum afferma che i controlli sono diventati ‘troppo prevedibili’, consentendo a potenziali terroristi di imparare il ‘copione’ per superarli.

Egli sottolinea che gli approcci guidati dall’intelligence sono vitali per prevenire gli omicidi di massa. 

Baum ha detto a MailOnline Travel: 'Penso che stiamo facendo un buon lavoro con le attuali misure di sicurezza e probabilmente sarebbe bene associarlo ad una buona selezione del personale, una buona quantità e una buona tecnologia.  



'Comunque penso che la domanda da porsi è se stiamo usando il corretto approccio a livello globale. Tutto è molto più centrato sugli oggetti che sull’individuo’.

Continua: 'La sicurezza così come l’abbiamo sembra buona, con gli scanner e le macchine r-x, sembra tutto sofisticato’.

 

'Ma è più uno show? Abbiamo restrizioni su liquidi, aerosol, gel, così possiamo limitare potenziali articoli pericolosi, anche se ci si limita a gettarli in un grande cestino in aeroporto. Quanto pericolosi possono essere?

'Occorre anche chiedersi "quanto spesso abbiamo davvero trovato qualcosa tramite il processo di screening?'''

Baum dice che gli attacchi dell’11 settembre possono essere utilizzati per dimostrare I limiti delle procedure di sicurezza ai checkpoint.

Si crede, sottolinea, che i dirottatori fossero passati attraverso i controlli di sicurezza con coltelli che si suppone fossero proibiti e avessero pianificato e agito al di fuori dell’intero sistema, dal check-in all’imbarco fino a schiantarsi con gli aerei.

Baum aggiunge: 'Richard Reid non riuscì a detonare l’ordigno nelle sue scarpe a bordo dell’aereo dopo aver superato il controllo di sicurezza, e ciò successe solo per fortuna nel 2001. 'Poi ci fu l’attentatore con le mutande esplosive Umar Farouk Abdulmutallab che di nuovo andò a bordo di un aereo con dell’esplosivo ma non riuscì a detonarsi nel 2009.

Penso che dobbiamo utilizzare un approccio più mentale. Si sta buttando molto denaro sulle procedure di screening e controllo, ma credo che sia vitale implementare un adeguato profiling e utilizzare l’analisi comportamentale per la sicurezza.'

CI DOVREBBE ESSERE UNO SCREENING ALLE ENTRATE DEGLI AEROPORTI PER PREVENIRE UN’ALTRA ATROCITA’ SIMILE A QUELLA DI BRUXELLES? 

Le esplosioni nelle aree di check-in all’aeroporto di Zaventem hanno portato a 11 morti, centinaia di feriti e hanno scioccato il mondo.

Di conseguenza la questione della sicurezza aeroportuale sarà di nuovo sollevata, con molti che comprensibilmente si chiederanno perché non c’è un livello di sicurezza prima che i passeggeri arrivino ai banchi di check-in.

MailOnline Travel ha chiesto a Baum se è necessario un nuovo approccio ai banchi di check-in. 

Questa era la scena all’Aeroporto Zaventem di Bruxelles nel momento delle due esplosioni introno alle 7.

Pensa che la sicurezza aeroportuale dovrebbe essere estesa alle entrate alla luce di ciò che è successo?

Per carità. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno sono checkpoint extra. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un nuovo target. Dobbiamo fare una sicurezza in movimento.

Che cosa potrebbe significare l’attentato terroristico a Bruxelles per la sicurezza aeroportuale?

Sperabilmente nulla che possa portare ulteriore disagio al pubblico che viaggia. Non possiamo mai garantire la sicurezza, possiamo soltanto adottare misure per ridurre la nostra esposizione e credo che l’analisi comportamentale sia una di quelle misure che può essere applicata in tutte le aree dell’aeroporto, mentre le persone si spostano.  

E’ un processo che si rivolge ai vari attacchi realizzati negli ultimi 12 mesi – la minaccia posta da un pilota suicida (Andreas Lubitz, Germanwings), la minaccia posta da un insider aeroportuale (Somalia) e la minaccia posta da un attacco diretto.

Passeggeri e dipendenti scioccati dopo le esplosioni, mentre alcuni telefonano ai propri cari.

Quali lezioni, se ve ne sono, possono essere imparate?

Abbiamo a lungo parlato di un attacco diretto, ma siamo stati riluttanti nell’adottare misure che ci potessero meglio proteggere da ciò. L’intelligence è ovviamente di primaria importanza e nel regno Unito abbiamo ottimi risultati in tal senso. Ma sul terreno un ampio dispiego di analisi comportamentale e unità cinofile aiuterebbe, senza rallentare il flusso dei passeggeri e aiuterebbe nel rendere il processo di security meno prevedibile. 

Baum dice: 'Abbiamo restrizioni su liquidi, aerosol, gel in modo da poter limitare articoli potenzialmente pericolosi, mentre questi vengono semplicemente buttati in un grande cesto nel mezzo dell’aeroporto. Quanto pericolosi possono essere questi oggetti?' 


Baum afferma che il profiling è usato in alcuni paesi del mondo, citando la compagnia aerea israeliana El Al quale protagonista nell’utilizzo di questa tecnica.

La compagnia aerea addestra i propri dipendenti in tecniche psicologiche di osservazione e poi aggiunge questa procedura nel processo di security.

I dipendenti monitorano il comportamento dei passeggeri prima dello screening e poi rivolgono loro delle domande riguardo tutti gli aspetti della loro prenotazione e del loro viaggio.

Sebbene Baum sostenga che non tutti gli aspetti delle procedure dell’El Al siano praticabili in tutti i paesi, egli crede che il buon senso di ciò dovrebbe essere ampiamente adottato.

Dice: 'Dobbiamo capire che la security va al di là del checkpoint, non consiste soltanto nel confiscare oggetti perché si trovano su una lista. Dobbiamo focalizzarci molto di più sull’intenzione.' 

Secondo Baum l’introduzione di domande e analisi comportamentale rende le procedure imprevedibili, cosa che non piace ai potenziali terroristi.

E rifiuta l’idea che questo porrebbe gli aeroporti nel pantano di una controversia razziale. Dice: 'Dogana e immigrazione in diverse parti del mondo fanno questo regolarmente, sebbene normalmente dopo l’atterraggio dell’aereo, quindi perché non farlo prima?

'Rifiuto completamente che ciò non sia possibile a causa del profiling razziale. Che sia chiaro, disapprovo totalmente qualsiasi procedura abbia come cardine qualsiasi cosa simile. Ma per me il profiling non è profiling razziale e non dovrebbe essere visto come politicamente scorretto.'

Dai Whittingham, capo esecutivo del Flight Safety Council britannico concorda sul fatto che il profiling dovrebbe essere visto come qualcosa di vantaggioso nella sicurezza aeroportuale.

'Il Profiling dei passeggeri è un’importante parte delle procedure di security poiché aiuta ad identificare coloro il cui comportamento indica una potenziale minaccia’ ha detto al MailOnline Travel. 

'Non è a prova di scemo, ma funziona. Forse se fosse stato adottato a Mogadiscio (un passeggero portò dell’esplosivo all’interno di un computer a bordo di un aereo) il suicida avrebbe potuto essere intercettato’.  

 

Il suicida di Mogadiscio e l’esplosione del volo della Metrojet hanno portato alla luce una preoccupante minaccia che viene dall’interno.

Rapporti e investigazioni a seguito dei due incidenti – Volo 159 della Daallo Airlines in Somalia dove un passeggero portò esplosivo a bordo e si detonò, e l’ordigno nelle stive del volo della Metrojet che portò alla morte di 224 persone sulla Penisola del Sinai – dimostrano che l’aiuto può essere arrivato da uno o più dipendenti aeroportuali.

Philip Baum crede nell’analisi comportamentale non solo dei passeggeri ma anche del personale.

Dai Whittingham, capo esecutivo del Flight Safety Council britannico ha detto: 'La lezione del volo della Metrojet e l’accaduto a Mogadiscio è che il sistema può essere aggirato da persone che lavorano nell’airside di determinati aeroporti’.

'Il regno Unito ed altri paesi stanno facendo un grande sforzo per chiudere i buchi della sicurezza, ma sarebbe irragionevole aspettarsi lo stesso livello di sforzo per esempio da parte di un aeroporto regionale africano dove uno dei rischi è l’animale selvaggio in pista.

La security deve essere migliorata, ma è anche probabile che ciò significhi tempi più lunghi ai check-in.'

La domanda da porsi è se le attuali misure di sicurezza sono diventate ‘un copione che qualcuno può imparare’.