IN RISPOSTA AL TERRORISTA SACCHEGGIATORE ARMATO: GUARDIE ARMATE, UNITA’ CINOFILE E ANALISI COMPORTAMENTALE IN RISPOSTA AL TERRORISTA SACCHEGGIATORE ARMATO: GUARDIE ARMATE, UNITA’ CINOFILE E ANALISI COMPORTAMENTALE IN RISPOSTA AL TERRORISTA SACCHEGGIATORE ARMATO: GUARDIE ARMATE, UNITA’ CINOFILE E ANALISI COMPORTAMENTALE Editoriale Aviation Security Magazine, agosto 2016

IN RISPOSTA AL TERRORISTA SACCHEGGIATORE ARMATO: GUARDIE ARMATE, UNITA’ CINOFILE E ANALISI COMPORTAMENTALE

Editoriale Aviation Security Magazine, agosto 2016

Questi sono tempi gravosi. Negli ultimi mesi c’è stato un tentato colpo di stato in Turchia, Trump si è assicurato la nomina repubblicana per la presidenza degli USA e l’Europa ha avuto a che fare non solo con l’incertezza causata dalla decisione della Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea ma anche con l’insorgenza di una serie di atrocità perpetrate da terroristi e malati mentali. Non tutti gli attentatori erano fondamentalisti islamici. E’ stato scoperto che Thomas Mair, arrestato per l’uccisione della parlamentare britannica Jo Cox il 16 giugno, aveva legami con un gruppo americano neo nazista noto col nome di Alleanza Nazionale. Micah Xavier Johnson, legato a gruppi nazionalisti neri ed ex membro del Partito delle Nuove Pantere Nere, ha ucciso cinque poliziotti a Dallas nel mezzo delle marce sulla questione delle vite dei neri del 7 luglio. In Nigeria più di 80 persone sono state uccise nello stato del Benue da mandriani coinvolti in un conflitto di terra. Il 26 luglio Satoshi Uematsu ha ucciso 19 persone in una casa di cura in Giappone.  L’attacco, il peggiore nella storia giapponese del dopoguerra, è stato giustificato da Uematsu, il quale aveva fatto una campagna di diversi mesi per terminare legalmente la vita dei disabili gravi. L’ex dipendente della casa in cui è avvenuto il massacro aveva scritto al Portavoce del Parlamento in febbraio dicendo ‘ Io immagino un mondo dove una persona con disabilità multiple possa ricevere l’eutanasia, con un accordo con i tutori, laddove è difficile per una persona portare Avanti faccende domestiche e sociali’. Il 22 luglio, il 5° anniversario del massacro in Norvegia da parte di Anders Behring Breivik, un tedesco/iraniano di nome Ali David Sonboly ha usato Facebook per attrarre persone nell’outlet di McDonalds in un centro commerciale di Monaco e poi ha cominciato ad ucciderli prima di suicidarsi. Verso la fine di luglio ci sono state notizie riguardo a gruppi paramilitari intorno al mondo che fanno ricorso a tattiche di vecchia scuola per instillare un clima di paura o per assicurarsi dei fondi.  L’Esercito dei Paraguaiani, un gruppo di guerriglia di sinistra, ha rapito un allevatore e chiesto un riscatto di 700.000 $, la loro giustificazione è stata ‘la violazione delle leggi rivoluzionarie che proibiscono la deforestazione’. E in Angola il Fronte per la Liberazione dell’Enclave di Cabinda ha ucciso nove soldati come parte della loro lotta per l’indipendenza. Però nel mondo occidentale si è quasi certi che i sostenitori dello Stato Islamico stiano crescendo in autostima e stiano preparando atti che non solo provocheranno la morte di innocenti nella loro quotidianità (durante i fuochi d’artificio a Marsiglia nel giorno della presa della Bastiglia, durante la messa in una chiesa di provincia o contro dei passeggeri su un treno),  ma che genereranno sospetto, se andrà bene, odio, se andrà peggio, di tutti coloro che dicono di essere o vestono come seguaci dell’ Islam. E l’aviazione continua ad essere presa di mira… Quattro mesi fa l’Aeroporto Zaventem di Bruxelles è stato attaccato da terroristi suicidi. Sono arrivati in taxi e sono entrati nel terminal senza essere fermati, azionando i loro ordigni esplosivi all’interno dei loro bagagli nella hall dei check-in. Erano consapevoli del fatto che l’aviazione potesse essere attaccata senza bisogno che i bagagli facessero i raggi x o che essi passassero dai metal detector. Poco sorprende allora che molti argomentassero che i checkpoint dovessero essere collocati all’esterno dell’entrata al terminal. In fondo è ciò che fanno ad Istanbul! E, nonostante le nostre suppliche per non creare nuove code e di conseguenza nuovi target, sono stati collocati dei checkpoint all’esterno del terminal di Bruxelles, con persone che stanno in lunghe file nell’attesa di essere controllati per la presenza di articoli proibiti.  E fin tanto che continuiamo a cercare articoli proibiti, invece che intenzioni negative, faranno breccia nelle nostre difese. Il 28 giugno all’Aeroporto Ataturk di Istanbul altri tre individui suicidi sono arrivati con l’intento di massacrare degli innocenti, 45 dei quali sono ora morti. Dovevano essere fermati dalla presenza di un checkpoint al di fuori del terminal? No, perché se una persona ha armi pesanti e indossa un giubbotto esplosivo, l’illusione della sicurezza, generata dalla presenza di tecnologie di security per analizzare corpi e bagagli di individui condiscendenti, può facilmente essere sfatata. Il terrorista saccheggiatore armato può facilmente forzare l’entrata nell’edificio, uccidendo chiunque sia nella sua traiettoria. Ho a lungo argomentato per un approccio più intelligente per proteggere l’industria dell’aviazione e per un più ampio dispiego dell’analisi comportamentale per identificare l’intento negativo.

Detto questo, sarei il primo ad ammettere, che se un terrorista armato arriva fino alla porta del terminal, l’agente che rileva il comportamento ha limitate possibilità di intervento. Anzi, il procedimento per individuare il sospetto lo potrebbe addirittura mettere come primo nella lista delle vittime. Detto questo, la maggior parte delle azioni dei terroristi sono anticipate da esercitazioni di perlustrazione in cui i gruppi visitano il target per testare la sorveglianza e determinare l’azione migliore. Mettere alla prova le persone con intenzioni negative a quello stadio del loro piano potrebbe ben dissuaderli dal proseguimento della loro missione. Più importante, se un agente dell’analisi comportamentale deve mettere alla prova un individuo il giorno dell’esecuzione del piano, non si ha bisogno di una folla di persone che sosta nello stesso luogo nell’attesa di essere controllata.  Abbiamo bisogno di condurre questo tipo di procedura di controllo mentre le persone sono in movimento o ad una certa distanza dal loro target, idealmente consentendo sufficiente tempo per dare l’allarme quando viene destata preoccupazione. L’analisi comportamentale è soltanto parte della soluzione. Il dispiego di unità cinofile per identificare la presenza di esplosivo sulle persone nel momento in cui si avvicinano ai terminal e unità visibilmente armate e pronte all’attacco offrono un deterrente di gran lunga maggiore di qualsiasi checkpoint tradizionale. Non possiamo garantire la sicurezza negli aeroporti. E viene spesso detto che l’unico aeroporto che è sicuro al 100% è quello che è chiuso al 100%. Ma possiamo, anzi dobbiamo, cominciare a metterci nei panni dei terroristi e sviluppare delle strategie che mitighino le nostre vulnerabilità. Non è un lavoro semplice. Questo è vero in modo particolare in aeroporti più vecchi, basati in città, dove si hanno possibilità limitate di controllare veicoli e passeggeri lungo il perimetro dell’aeroporto. Chiunque abbia mai visitato Istanbul sarà in grado di testimoniare il traffico che circonda l’Aeroporto Ataturk, rendendo una reale ispezione di tutti i veicoli impossibile. Ci sono state molte critiche riguardo ai nuovi aeroporti costruiti in Asia, come quelli di Bangkok, Kuala Lumpur e Hong Kong, poiché sono stati costruiti a notevole distanza dal centro città.  Ad ogni modo la loro localizzazione remota rende possibile effettuare lo screening dei veicoli a notevole distanza dai terminal con ampie autostrade che facilitano la costruzione di checkpoint in stile casello dove potrebbero sistemarsi gli agenti di analisi comportamentale (ma dove non sono ancora). Questo in effetti è esattamente ciò che accade a Tel Aviv, l’unico aeroporto che dimostra ancora una volta che il miglior servizio da offrire agli utenti è la sicurezza.