Attaccare un aereo è facile Il piano del pachistano espulso per colpire Orio al Serio Attaccare un aereo è facile Il piano del pachistano espulso per colpire Orio al Serio Attaccare un aereo è facile Il piano del pachistano espulso per colpire Orio al Serio Corriere della Sera, 2 agosto 2016

Attaccare un aereo è facile Il piano del pachistano espulso per colpire Orio al Serio

Corriere della Sera, 2 agosto 2016

Prima di essere catturato il magazziniere 26enne aveva stretto amicizia con un italiano

Era pronto a colpire l’aeroporto di Orio al Serio, in provincia di Bergamo. Il terzo scalo d’Italia con più di 10 milioni di passeggeri. Attaccare per vendicare i «musulmani uccisi», colpire «i militari», «terrorizzare la gente». Aftab Farooq, 26 anni, il pachistano espulso ieri su ordine del ministro dell’Interno Angelino Alfano aveva giurato fedeltà al califfo Abu Bakr al Baghdadi. Lo aveva fatto ripetendo ad alta voce la formula di affiliazione allo Stato islamico mentre guardava un video confezionato dalla propaganda dell’Isis. «Giuro fedeltà ad Al Baghdadi, voglio uccidere davanti a lui, difendere il Corano». Ma soprattutto, secondo l’Antiterrorismo, Aftab Farooq era pronto a colpire in Italia.

Durante le indagini, proseguite per quasi un anno e mezzo, gli investigatori hanno assistito in diretta alla sua radicalizzazione che raggiunge l’apice nel dicembre scorso quando il pakistano viene intercettato in auto con un amico. Le celle telefoniche agganciano la zona dello scalo di Orio al Serio. «Se si vuole attaccare un aereo non è difficile — dice Farooq —. Guarda, c’è soltanto un filo...». Il riferimento è alla rete di recinzione che corre lungo l’aeroporto. «Bisogna fare qualche danno perché ammazzano i musulmani. Noi non siamo bravi perché non facciamo niente».

Gli investigatori del Ros di Milano, guidati dal tenente colonnello Paolo Storoni e coordinati dall’aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Piero Basilone, intercettano le violenze contro la moglie. Farooq pretende che indossi il burqa: «Ti insegno a guidare cosi poi vai ad aiutare i mujaeddin, vai ad ammazzare gli sciiti. E se non è possibile uccidi i militari». La donna in questi giorni (il pakistano è stato fermato sabato) ha difeso strenuamente il marito: «Non è come pensate, non è un terrorista». Le registrazioni raccontano però solo violenze e odio: «Sono pronto a combattere, lasciare i miei parenti e partire».

Il progetto di unirsi all’esercito dello Stato islamico non va in porto. Il pachistano decide di «colpire» in Italia. Aftab Farooq lavorava come magazziniere al Decathlon di Basiano (Milano) e viveva in affitto in un appartamento di Vaprio d’Adda. Qui Farooq voleva colpire un’enoteca. «Mettiamo una bomba o spariamo con il kalashnikov, gli europei devono essere terrorizzati». Poi chiede a un amico che è stato in prefettura e in questura, quali controlli vengono effettuati con il metal detector: «C’è solo la polizia? Con una bomba di gomma si può passare?». In casa non sono stati trovati esplosivi né armi. «Vedi — dice in auto passando davanti a un centro commerciale nel milanese —, si può comprare tutto quello che serve per costruire una bomba». Nei giorni di Pasqua urla contro un gruppo di fedeli davanti a una chiesa: «Scemi, miscredenti».Nelle ultime settimane Farooq aveva stretto amicizia con un giovane convertito all’Islam. I carabinieri hanno intercettato solo alcuni dialoghi, dove il ragazzo parla perfettamente senza accenti. Probabile che si tratti di un italiano convertito. Il ragazzo chiede lumi su come comportarsi durante il Ramadan. Farooq lo istruisce, lo consiglia, spiega tempi e modi del digiuno. Ma insiste su un aspetto: «Non devi dire a tua mamma che ti sei convertito. Quando siete a tavola dici che sei a dieta o che non stai bene».